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Sedie in transito

Campolunghi
© Maristella Campolunghi

La sedia, oggetto apparentemente semplice ma carico di significati e simbolismi, è molto più di un supporto per il corpo.
Nella sua forma più elementare, la sedia è un elemento essenziale della nostra vita quotidiana, ma dietro alla sua struttura si nascondono storie, emozioni e riflessioni che attraversano epoche e culture. Una sedia non è solo un luogo dove ci si siede; è un testimone silenzioso dei nostri momenti più intimi, un complice dei nostri pensieri, delle nostre conversazioni e dei nostri sogni.
Nel corso della storia, la sedia ha assunto molteplici forme e significati. Nel Medioevo, ad esempio, le sedie erano riservate ai nobili e ai potenti, mentre il popolo si accontentava di sedili più semplici, come panche o sgabelli. In quel contesto, la sedia era simbolo di autorità e potere, un posto da cui chi deteneva il controllo poteva osservare e influenzare il mondo. Con il passare del tempo, però, la sedia è diventata un oggetto comune, diffuso in ogni casa, ufficio e spazio pubblico. È innegabile che la sua funzione principale rimanga quella di offrirci un luogo di riposo, ma non è mai solo questo. La sedia, nel suo design, racconta anche una storia di estetica, di stile, di comfort e di innovazione.

La sedia non è soltanto un oggetto funzionale, ma anche una metafora. Essa rappresenta la stabilità, ma anche l'incompleto. Pensiamo a quando una sedia è vuota: essa sembra invitare chiunque a sedersi, ma in quel momento in cui rimane deserta, può anche suggerire solitudine, attesa o incertezza. Dall’altra parte, quando una sedia è occupata, diventa un luogo di connessione, di condivisione, di riflessione collettiva. Le persone si siedono su di essa per discutere, per ascoltare, per prendere decisioni. La sedia diventa, in un certo senso, la cornice di molti dei momenti più significativi delle nostre vite, un punto di partenza per pensare e agire.
La sua forma può essere espressione di una cultura, di un'epoca, di un movimento artistico. Basti pensare alle sedie del Rinascimento, complesse e riccamente decorate, oppure alle sedie minimaliste e moderne del XX secolo, progettate per essere funzionali ma esteticamente eleganti.

Oggi, il design delle sedie è diventato un campo di sperimentazione, dove forma e funzione si intrecciano in soluzioni creative e innovative. Le sedie possono essere futuristiche, ergonomiche, pieghevoli, o addirittura invisibili, come nel caso delle sedie virtuali che popolano gli ambienti digitali.

Le sedie non solo sono pensate per rispondere alle nostre necessità fisiche, ma anche per rispondere ai bisogni psicologici e sociali. Una sedia può essere comoda, ma la sua vera qualità dipende anche dal contesto in cui viene usata e dalla relazione che ha con chi la utilizza. In una sala di attesa, ad esempio, la sedia può diventare un luogo di noia, di ansia o di speranza, mentre in un salotto di casa rappresenta accoglienza, calore e intimità. Una sedia da ufficio, invece, diventa un simbolo di lavoro, produttività e spesso di frustrazione, soprattutto quando non è abbastanza comoda da permetterci di restare seduti a lungo.

Anche nella cultura popolare e nell’arte, la sedia ha un ruolo fondamentale. Artisti e scrittori, filosofi e architetti, si sono spesso confrontati con la sedia come tema centrale delle loro riflessioni. Il pittore francese Yves Klein, ad esempio, ha creato opere in cui la sedia diventava strumento per esprimere concetti di spazio e movimento. Il filosofo Jean-Paul Sartre ha scritto che la sedia rappresenta l’idea della "presenza" e del "vuoto", poiché, come oggetto che accoglie, è anche un’assenza quando non è occupata da qualcuno.

In definitiva, la sedia è una delle invenzioni più geniali e universali della nostra storia. Non importa dove ci troviamo nel mondo, la sedia è sempre con noi, come un punto di riferimento, un elemento che accompagna ogni nostro gesto quotidiano, ogni momento di pausa, ogni attimo di riflessione.
Eppure, pur essendo così comune, la sedia riesce a raccontare innumerevoli storie, ad adattarsi a mille situazioni diverse, a essere sempre un rifugio, ma anche un confine.
In questo semplice oggetto si condensano tutte le sfumature della nostra esistenza, dalla serenità al conflitto, dalla solitudine alla compagnia. E così, ogni volta che ci sediamo, siamo chiamati a riflettere su ciò che la sedia rappresenta in quel preciso momento, per noi e per chi ci sta accanto. ".


di Teresa Bianchi



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