
©Teresa Bianchi
Mutazioni
Cellule memoriali creano visioni di impulsi visivi per i miei trascorsi in gallerie come visitatrice di arte classica moderna contemporanea.
La mutazione si è inserita nell’opera e ha realizzato il ritratto.
Queste fotografie sono state realizzate con un programma 10 anni fa. Non si parlava ancora di intelligenza artificiale – IA.
Le cellule memoriali, custodi silenziose delle mie esperienze, si attivano come impulsi visivi, ricreando frammenti dei miei trascorsi tra le sale di gallerie d’arte. Ogni passo tra le opere classiche, moderne e contemporanee ha sedimentato immagini, emozioni, suggestioni, fino a trasformarsi in qualcosa di nuovo.
La mutazione è avvenuta silenziosa, quasi inevitabile: il mio volto si è fuso nell’opera, non più semplice osservatrice ma parte integrante del capolavoro e l’idea di giocare con l’identità, di mescolare epoche diverse e di reinterpretare i capolavori classici con strumenti moderni è affascinante. L’aspetto di “scomposizione temporale” nelle mie fotografie: il passato che si fonde con il presente in un’unica immagine è quasi come un cortocircuito tra epoche.
In un certo senso, il mio lavoro richiama il concetto di “appropriazione artistica”, ma lo rielabora in chiave personale e contemporanea. È un dialogo tra secoli, tra estetiche diverse: la pittura e la nuova fotografia. Ogni scatto è una finestra aperta su una dimensione sospesa, dove l’antico e il moderno convivono in un’unica immagine senza tempo.
Con il movimento astrale che ci circonda nella rete, tutto sembra uguale, tutto appare già visto, come se l’infinito scorrere delle immagini avesse appiattito la nostra capacità di stupirci. Ogni cosa si sovrappone, si ripete, si riflette in un loop continuo di visioni già vissute, rendendo difficile distinguere il nuovo dal già noto.
Eppure, proprio in questo flusso incessante, c’è ancora spazio per l’inaspettato, per l’originalità che riesce a emergere come una stella luminosa in un cielo saturo di bagliori indistinti.
T.B.
© Teresa Bianchi